elaborare e lavorare

Come da dead line, precisa come un orologio svizzero, oggi ho consegnato il mio lavoro. Bene.

Quindi finita una “fatica” ci si riposa? Assolutamente no, o meglio… sì, nel senso che mi rilasserò un po’ lavorando! Questo mi riporta a me, e mi fa sentire a casa.

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Oggi ho ripristinato dei vecchi rotoli di carta da pacco bianca. Quando studiavo ne usavo metri e metri al giorno. Era sicuramente il supporto cartaceo di dimensioni importanti più economico che esistesse. Ho utilizzato la carta da pacco con qualsiasi tecnica, quanti tagli sulle mani nel maneggiare fogli tanto leggeri quanto taglienti.

La parte porosa del foglio soddisfa anche le aspettative di una matita dura e di un acquerello. Non sarà il top, non sarà il supporto consigliato dai “Maestri” per una tecnica ad acqua, ma a volte un bel “chissenefrega” ci sta.

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Nel senso che, una volta studiate ed imparate le basi, il “come si fa”e  il “cosa e come lo si deve usare”, le nozioni si elaborano, si fanno proprie. Ci si creano le esperienze. Al di là dei libri c’è la percezione di ciascuno di noi, c’è quell’elaborazione che volente o nolente ci rende, comunque, unici. Noi cambiamo anche in base alle scelte descrittive, visive e di materiali che andiamo ad utilizzare. Ci sono periodi in cui le nostre scelte hanno una resa migliore di altri, ma è sempre un percorso. Di alti e bassi. Come, d’altronde, la vita.

Buona serata.

Angela